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Il sito Prada clonato: l’e-Commerce e la concorrenza sleale online nel settore lusso

Nuove azioni per garantire una concorrenza leale nel commercio online dei beni di lusso.
Alcuni mesi fa la Commissione Europea ha avviato un’indagine sulla concorrenza nei settori in cui l’e-commerce è più diffuso che ha inevitabilmente toccato, dato i numeri che genera, il mercato dell’abbigliamento e delle scarpe di marca.

Per i brand del lusso l’immagine e la percezione di esclusività che essa genera è uno dei valori più importanti, cosa possono dunque fare oggi le aziende del settore per proteggere il proprio marchio e rimanere posizionati nella fascia alta del mercato?
L’Unione Europea ha imposto alcune leggi per regolamentare il mercato dei prodotti, anche quelli appartenenti alla categoria lusso: secondo tali normative i marchi non possono fissare i prezzi minimi di vendita al pubblico dei propri beni. Ciò che le aziende però possono fare per mantenere un posizionamento alto è selezionare i distributori ai quali affidare la propria immagine imponendo loro uno standard di uniformità. In ogni caso, selezionato il distributore, le aziende non possono vietare che esso attivi la vendita online, tuttavia criteri di qualità possono essere impostati per i siti web utilizzati dai rivenditori autorizzati.
Purtroppo però nell’ultimo periodo ciò a cui stiamo assistendo è la continua proliferazione online di siti non autorizzati incentrati sulla vendita di prodotti di lusso per lo più contraffatti. Tali siti appaiono ai consumatori quasi identici in tutto e per tutto ai siti web ufficiali dei marchi originali, ed è qui che occorre prendere seri provvedimenti per evitare cadute di posizionamento del marchio o in ogni caso eventi spiacevoli che ne inclinino l’immagine sul mercato.
Proprio da poco è toccato al brand Prada essere protagonista di una vicenda di contraffazione online: nel mese di gennaio la guardia di finanza di Pordenone ha scoperchiato un sofisticato sistema di frode online che prevedeva un sito civetta del tutto omologo al sito ufficiale del marchio e curato in ogni dettaglio (stessa grafica, immagini dei prodotti recuperate dal sito originale, sistemi di pagamento gestiti dai maggiori circuiti accreditati, prezzi uguali a quelli presenti negli outlet ufficiali gestiti dal marchio, spedizioni affidate alle principali imprese del settore) dove però venivano rivenduto prodotti contraffatti che partendo dalla Cina passavano per la Francia, l’Olanda e l’Inghilterra, una lunga rete criminale a discapito dei uno dei brand più importanti del Made in Italy.
Il “caso Prada” non è l’unico e la tendenza non lascia ben sperare, per questa ragione ICC, azienda che da oltre 20 anni si occupa di monitoraggio online, ha deciso di mettere in campo le proprie competenze per lanciare la nuova business unite contro la contraffazione online per difendere al tempo stesso marchi e consumatori.